Rocco Petrone e il bullone lungo mezzo centimetro di troppo

Cape Kennedy, ore cinque del mattino del 16 luglio 1969. Mancano poco più di quattro ore al lancio dell’Apollo 11. Il count-down è nella fase decisiva. Tremila tonnellate di carburante sono già nei capienti serbatoi dei tre stadi del grande razzo Saturn V. Tutto sembra procedere regolarmente. Ma all’improvviso nella grande firing room c’è il panico. Gli addetti al monitoraggio della propulsione avvertono che le immagini trasmesse dai monitor mostrano del fumo bianco inaspettato, una sottile ma pericolosissima perdita di idrogeno liquido sul sistema di alimentazione. In quelle condizioni non è possibile dare l’ok per l’arrivo a bordo degli astronauti che stanno completando la vestizione e sono pronti per raggiungere la rampa di lancio. C’è il rischio di dover quantomeno rinviare il lancio, andando incontro ad una figuraccia planetaria con mezzo mondo collegato via satellite. Continua a leggere

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Charles Paterno torna a casa

Da qualche giorno il libro “Il Castello sull’Hudson” è stato acquisito nel catalogo ufficiale della biblioteca della prestigiosa Columbia University di New York City. E, quel che più conta, è stato collocato all’interno della Paterno Collection, il fondo librario la cui prima dotazione fu rappresentata dai ventimila volumi donati proprio da Charles Paterno alla casa Italiana nata negli anni venti nel campus della grande università.
Nei prossimi giorni, accanto agli scaffali che custodiscono la prestigiosa collezione di libri, tuttora indispensabile per chi voglia studiare la storia e la cultura italiana, verrà collocata una targa ricordo del grande imprenditore di origine lucana, donata alla Columbia Library dalla nipote di Paterno, Carla.

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Epopea Apollo 10. L’italiano che salvò razzo e missione

Il 20 maggio di cinquant’anni fa la navicella spaziale Charlie Brown, con tre astronauti americani a bordo, era in fase di avvicinamento all’orbita lunare a quasi quattrocentomila chilometri dalla Terra. Aveva il compito di sganciare verso il nostro satellite il modulo Snoopy che scese a poco più di quindici chilometri di distanza dal suolo per la prova generale di quello che sarebbe stato due mesi dopo lo spettacolare sbarco del primo uomo sulla Luna. Continua a leggere

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Quando a venire dai “paesi di cesso” eravamo noi

Shithole Countries: così il presidente degli Stati Uniti ha definito i paesi di origine dei migranti che non gli piacciono. Preferirebbe i norvegesi agli africani. Il mondo civile ha reagito a questa intollerabile deriva razzista del massimo rappresentante di un paese fatto di migranti. Ma è il caso di ricordare che non è la prima volta nella storia degli USA che si tenta di discriminare i migranti sulla base dei paesi di origine. Più o meno cento anni fa toccò proprio agli italiani, e in particolare a quelli del sud. Continua a leggere

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Birds of passage. Per ricordarci chi eravamo e chi siamo in un mondo globalizzato

Nella catena montuosa di Saint Elias Mountains, la seconda al mondo dopo la Cordigliera delle Ande, ai confini tra il Canada e l’Alaska, a 5.226 metri di altezza, tra violente bufere di neve e raffiche di vento gelido, svetta la cima di Mount Lucania. Il primo uomo a individuarlo, e imporgli questo nome, fu Luigi Amedeo di Savoia, il duca degli Abruzzi. Era arrivato in Canada, alla testa di una spedizione di ardimentosi alpinisti, attraversando l’oceano a bordo di una motonave di Sua Maestà Britannica che si chiamava Lucania.
Qualche migliaio di chilometri a sud, nel cuore di Manhattan, al numero 235 West della settantunesima strada, c’è palazzo Lucania, un elegante edificio di otto piani destinato ad appartamenti per la middle-class costruito nel 1910 da Anthony Campagna, un avvocato di Castelmezzano che è diventato uno dei più importanti imprenditori edili di New York City.
A Genk, una delle capitali del distretto minerario del Limburgo, in Belgio, ancora oggi i prodotti tipici della Basilicata, compresi pane e latticini, arrivano freschi ogni settimana.
A Berlino una commissione della Regione Basilicata arrivata all’inizio degli anni duemila per censire i ristoranti che proponevano cucina tipica lucana, ne arrivò a contare il numero incredibile di ventitré. Continua a leggere

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